La storia del peperone

Parliamo del peperone: si tratta di una solanacea esotica giunta in Europa dal Perù alla fine del XVIII secolo, fin dall’inizio del novecento il peperone venne introdotto nell’areale carmagnolese da Domenico Ferrero di Borgo Salsasio.

Il peperone trovò a Carmagnola un ambiente pedoclimatico ideale, con selezione di varietà locali ed una produzione di elevata qualità, dando luogo ad un fiorente commercio. È estremamente significativo, al riguardo, come gli Orticoltori Carmagnolesi festeggiarono nel 1925 il primo venticinquennale della coltura nell’areale, riconoscendone il merito al precursore Domenico Ferrero.

Negli anni seguenti la produzione e la commercializzazione dei peperoni è andata in crescendo, incontrando poi momenti di grande difficoltà a partire dagli anni ’80. Tali difficoltà derivarono della sempre più pressante competizione esercitata dai peperoni d’importazione(Olanda, Spagna) di minor qualità ma caratterizzati da costi di produzione inferiori.

Il Peperone conobbe così il periodo più buio della sua storia, soffocato dalla concorrenza straniera ed ignorato dai consumatori, che non avevano modo di riconoscerlo per l’assenza di un’azione di promozione. L’inversione di tendenza si è verificata a metà degli anni ’90, quando la maggior attenzione dei consumatori alla qualità degli alimenti in seguito anche alle continue emergenze alimentari e la nuova consapevolezza dei produttori di dover fornire al mercato le garanzie di qualità, genuinità ed origine delle loro produzioni hanno trovato un attento interlocutore nella Ripartizione Agricoltura del Comune di Carmagnola.

Il progetto comunale di valorizzazione delle produzioni tipiche locali ha posto al centro dell’attenzione il Peperone di Carmagnola. Il primo passo fu compiuto nel 1996 con la realizzazione del logo del Peperone di Carmagnola, presentato nella Sagra del Peperone di quell’anno. Infatti Carmagnola a fine agosto celebra il suo prodotto simbolo con una manifestazione di carattere regionale quando, in occasione della Sagra del Peperone, si svolge il Concorso dei produttori, che con il 2002 è giunto alla 31 a edizione.

Un altro passo fondamentale si realizzò con la costituzione del Consorzio del Peperone di Carmagnola, avvenuta nel settembre 1998, con il concorso del Comune e delle Organizzazioni Professionali Agricole. Alla data odierna il Consorzio conta oltre 45 consorziati che hanno adottato un preciso Disciplinare di produzione, ad ulteriore garanzia di tipicità e genuinità, in cui vengono definite le caratteristiche delle bacche delle 4 tipologie carmagnolesi (Quadrato, Lungo o Corno di Bue, Trottola e Tomaticot) e le modalità che i produttori devono osservare per le tecniche di semina e le pratiche di coltivazione e trasformazione. I peperoni delle aziende aderenti sono commercializzati in cassette recanti il logo del Consorzio e la ragione sociale del produttore.

Con il concorso della Provincia di Torino si è infine dato vita al Presidio Slow Food del Peperone Corno di Bue di Carmagnola, presentato insieme agli altri Presidi nell’ambito del Salone del Gusto di Torino Lingotto ad ottobre del 2000. Questa tipologia di peperone non rischia l’estinzione ma è svilito dall’abitudine di conferirlo, spesso mescolato ad altre varietà, all’industria conserviera.

Il Presidio intende creare un nuovo mercato per questo ortaggio dalle eccellenti caratteristiche organolettiche: appetibile verdura da tavola o nobile ingrediente di ricette tradizionali e creative. Infine il Peperone di Carmagnola, già inserito nell’Elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Regione Piemonte, primo tra i prodotti orticoli della provincia di Torino sta ottenendo dall’Unione Europea l’attestazione di Indicazione Geografica Protetta, prestigioso marchio europeo che lo renderà più ricercato e maggiormente riconoscibile sul mercato. Le aziende carmagnolesi produttrici sono circa 150 e coltivano quattro varietà locali:

Quadrato di Carmagnola, adatto al consumo crudo, ripieno e per preparazioni al forno.

lungo o Corno di bue, ideale per la peperonata e la conservazione. Molto apprezzato dall’industria conserviera e dai ristoratori per la sua tenuta alla cottura grazie alla sua polpa compatta.

Trottola, forma a trottola, con punta leggermente estroflessa o con punta troncata, qualità estremamente versatile in quanto assicura alte rese in tutte le preparazioni culinarie.

Tomaticot, ibrido di forma tondeggiante schiacciata ai due poli, la forma compatta e la polpa spessa lo rendono adatto in particolar modo alla preparazioni di antipasti e alla conservazione in edizioni raffinate e sfiziose (peperone in agrodolce).

Tutte e quattro le tipologie sopra descritte presentano un minimo comune denominatore organolettico: dolcezza, croccantezza e massima digeribilità.